MARCO CRESCENZI
Presidente ASVI
Coordinatore Leader 2 Leader
Tutti gli uomini sognano, ma non allo stesso modo..
quelli che sognano di giorno sono i più pericolosi
perché può darsi che recitino il loro sogno ad occhi aperti per attuarlo.
Fu ciò che io feci.’
T.E. Lawrence, più noto come ‘Lawrence D’Arabia’
ASVI è il sogno più bello della mia vita.
Ho 49 anni e vivo tra Roma e Londra una vita intensa come un fiume in piena.
Sophia, Giordano ed Elena Maria Crescenzi sono i miei principali stakeholders: tre figli mi aiutano ad essere molto concreto e concentrato sui giovani e sul futuro.
Ho una sorella in gamba, Camilla, e sono zio della sua fantastica piccola Virginia.
Il mio libro preferito è “Le Memorie di Adriano” di Marguerite Yourcenair: il potere e una grande visione al servizio del bello.
I miei due luoghi preferiti, dove è facile incontrarmi: Piazza Farnese, vicino alla Sede dell’Ufficio ASVI di Roma a Piazza Cavour. E Regent Park dove il ‘Garden Cafè’ è praticamente il mio ufficio di Londra.
Sto dando tutto me stesso per realizzare tre ‘visioni’.
La migliore Scuola di Management Non Profit del mondo, dove formare i manager e progettisti ‘del cambiamento’ più incisivi. La sentiamo già intorno a noi, ci siamo già dentro.
Avviare i miei tre figli ad una vita libera e consapevole con un carattere abbastanza forte da viverla a fondo. E’ una sfida contro il mondo, ma sono certo che la vinceremo.
Espandere al massimo la mia Spiritualità. Pratico la meditazione da oltre 15 anni, amo il buddismo e fin da ragazzo–tra una sfida manageriale e l’altra- porto avanti la mia ricerca interiore. Dei tre, quest’ultimo è per me senz’altro l’obiettivo più difficile.
Culturalmente, sono ‘nato’ nella filosofia dell’8-900 e pur non essendo marxista ho fatto mio il concetto di ‘trasformazione sociale’, teoria e prassi per il cambiamento, declinandolo scherzosamente in ‘tras-formazione’, la formazione manageriale al servizio del cambiamento sociale, filosofia portante della Scuola.
Valuto il valore di una persona sull’impatto positivo che può avere sul mondo, ed in tal senso posso valutare ad esempio uno sconosciuto medico di provincia, un insegnante, un coraggioso carabiniere o un onesto magistrato, di maggiore valore rispetto ad un famoso banchiere, politico, industriale. Faccio cose ambizione, ma non sono ambizioso, anzi essendo molto contemplativo ed accompagnato da un senso di ‘magia’ delle cose, per natura sarei incline alla pigrizia.
Ma chi come me ha avuto il privilegio inaspettato di sviluppare una missione forte per la propria vita, in cui fondere in un unico grande fiume le diverse sorgenti interiori, può ritenersi molto fortunato, ringraziare, e…traspirare a fondo.
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Il primo esperimento di didattica alternativa.
Ho iniziato la mia ‘carriera’ a 17 anni come rappresentante d’istituto degli studenti di sinistra del Liceo Classico Plauto nel duro ’77. Convinti anche i compagni cattolici ad occupare la scuola per due settimane e con il nulla osta del Preside, progettai il mio primo esperimento didattico, una serie di corsi su ‘tutto quello che avreste voluto studiare ma…’. Fu magnifico, molti gli insegnamenti auto-gestiti che orientarono poi diversi compagni per la scelta dell’università, ed i compagni fascisti che a modo loro mi rispettavano, non ci attaccarono. Tra i miei vari lavori in quell’età, 16-20 anni, l’animatore teatrale per bambini –nei villaggi turistici tipo Valtur- facevo le vacanze e guadagnavo qualcosa. Aver fatto teatro- con l’insuperato metodo Stanislasky poi arricchito dalla gestualità di Grotowsky, - mi è stato poi ed è ancora molto utile nel public speaking, per parlare in assemblea allora, in aula e nei congressi oggi. Ma come attore ero pessimo.
Head hunter.
Un giorno, puntuale nel mio ultimo anno di liceo, venne a scuola un israeliano che sembrava dei servizi segreti, il Preside mi chiamò e mi ci fece parlare riservatamente. L’uomo mi chiese se volessi andare in Israele, lo stato avrebbe investito sui miei studi e poi sarei stato libero di decidere se lavorare per loro o andare dove volevo.
Fu una delle tante proposte ‘decenti’ declinate nella mia vita, troppo tesa ad una autonomia per finire a lungo ‘sotto qualcuno’. E poi sinceramente preferivo i palestinesi. Finii il liceo portando filosofia ed una tesi su Marx e Freud, miei idoli, snodata tra Erich Fromm e la Scuola di Francoforte.
Impegno ambientalista.
A 19 anni fondai con altri due pazzi l’Associazione Ambientalista OIKOS, ancor oggi in piena attività, a me toccò la Vicepresidenza. Con l’OIKOS organizzammo il primo Campo Antincendio d’Italia nel 1980 con il Servizio Civile Internazionale, una bella esperienza gestionale con volontari e soprattutto volontarie, da tutta Europa. Coordinai i Campi per tre anni acquisendo buone capacità direttive, migliorai l’inglese e soprattutto imparai a cucinare e bere vino, impratichendomi con i migliori vizi della vita salvo il fumo. Vizi a parte, fu un’esperienza quasi para-militare.
Ufficiale gentiluomo.
Dopo quella del consiglio di istituto dai 17 ai 19 anni e dopo il coordinamento degli ‘Antifire Camps’ dai 20 ai 22, la terza esperienza direttiva che ho voluto fare dai 23 ai 25 anni, anche per ragioni economiche, è stata quella di Ufficiale di Complemento, 114 battaglione AUC Fanteria motorizzata a Cesano – Roma, e poi a Cassino. Corso tra i più duri.. simulazioni di guerriglia nei boschi, proiettili 7.60 NATO traccianti che ti fischiavano pochi metri sopra la testa sparati dalle mitiche mitragliatrici ‘MG’ che coprivano l’avanzata dei prodi, buffe bombe a mano lanciate più lontano possibile, e poi a sudare nel battaglione sportivo – nel mezzofondo.
Dotato a quanto dicevano di una discreta attitudine militare ma sempre un involontario sorriso scanzonato sul viso che faceva sentire i miei superiori presi in giro. Per quanto ce la mettessi tutta per prenderla seriamente, nella vita militare trovavo troppi lati ridicoli. Imparai però moltissimo e con molto rispetto dal mio capitano, Aiezza, un ex pugile rocciosissimo. Uomo di poche parole e grande senso di responsabilità, una volta criticando il modo in cui il colonnello gestiva il nostro battaglione mi disse ‘Crescè, quando il pesce puzza, puzza dalla testa’ . Un insegnamento fondamentale ad assumermi sempre le responsabilità e a non scaricarle sui sottoposti, a considerare chi dirige sempre e comunque responsabile, ed il potere una dimensione da gestire con sensibilità.
Mentre facevo l’Ufficiale, studiavo e preparavo esami e tesi, non volevo perdere quei quasi due anni. Preferivo studiare che frequentare il circolo ufficiali. Finita la leva, rifiutando la proposta indecente di continuare la noiosissima la carriera militare, spesi quasi tutti i soldi messi da parte per un grande viaggio nel West con il mio migliore ‘amico americano’, 25enni on the road, a bordo di una vecchia Ford Mustang, dalla mitica Tucson, Arizona, a Los Angeles destinazione UCLA a studiare per la mia tesi, e poi una ‘puntata’-nel vero senso della parola- a Las Vegas. Superata la Death Valley e l’altopiano di Flagstaff, Las Vegas ci apparve, luminosissima a mo’ di paese dei balocchi…
La realtà è una descrizione.
Balocchi a parte, meritatissimi dopo quasi due anni di disciplina militare, studiavo con grande gusto e serietà psicologia ad indirizzo sperimentale sociale, una passione sviscerata per il costruttivismo e l’epistemologia, da Russel a Popper ma in particolare per l’ultima – Kuhn, Lakatos, meno Feyerabend.
Coltivavo poi da quando avevo 18 anni un prudente interesse per la spiritualità orientale ed il misticismo…dopo alcune esperienze molto intense ed illuminanti che hanno segnato e tuttora permeano profondamente la mia vita e la mia ricerca. Carlos Castaneda, il buddismo e lo zen, l’epistemologia, la psicologia costruttivista, tutto convergeva ad indicarmi che il mondo è solo una descrizione, un ‘costrutto’, che il ‘dato osservativo’ non esiste ma è frutto di premesse teoriche.
Facciamo un esempio semplice… sfregate un accendino e dite ‘il gas non si accende’ sembra un semplice ‘dato di realtà’… ma voi presumete che quell’oggetto che riconoscete come ‘accendino’ abbia una sostanza interna ‘infiammabile’ chiamata ‘gas’, che il ‘gas’ in relazione a certe condizioni si ‘accende’.. o almeno, ve lo ‘aspettate’.. chiaro che c’è moltissima teoria dietro ogni semplice ‘dato’ e che nulla è veramente dato ma tutto è ampiamente costruito e descritto.
Sotto questa incessante descrizione del mondo però, avevo avuto la fortuna di intuire, c’è un grande silenzio vibrante a cui attingere energia, amore, e scoprii dopo, a cui ‘chiedere’ nel silenzio della meditazione affinché ti venga dato.
Ciò mi ha portato alla fine a percepire le persone più come un ‘campi di energia’ pensanti- e inconsapevoli- che di fittizie identità separate e racchiuse in precisi confini. La cosa che più mi colpisce è l’inconsapevolezza di questo, ma la capisco. Per molti versi quindi, vivo in un altro mondo, un po’ fuori dai ‘film’ usualmente trasmessi.
È stata la dimensione della spiritualità vissuta sempre in modo dinamico, a spingermi verso le arti marziali, il karate prima fino a cintura marrone e poi ad introdurmi brevemente al ‘Lai Do’, letteralmente ‘La via dell’incontro delle anime’ un’arte marziale giapponese basata sulla spada, con un grande maestro. Attualmente pratico la meditazione e seguo uno o due ritiri spirituali l’anno con piacevolissimo obbligo di silenzio e moltissime tecniche di respirazione, vera chiave della ricerca interiore.
Psicologo sociale. Mentre studiavo psicologia, ebbi la seconda ‘proposta decente’ della mia vita, entrare all’Alfa Romeo appena laureato come Psicologo del Lavoro, mio padre era un alto dirigente dell’ICE, l’allora Presidente Alfa Romeo Ettore Massaccesi era un amico di famiglia, ogni tanto avevamo l’allora Ministro dell’Industria a cena, la mia carriera sarebbe potuta essere rapida, remunerativa e probabilmente facile. Ma in quegli anni mi sembrava che lo ‘psicologo di fabbrica’ lavorasse per i ‘padroni’ e la cosa non mi piacque, in più non ho mai sopportato le raccomandazioni. Oggi non sono affatto convinto di aver fatto la scelta giusta, non sono stato abbastanza analitico nella decisione, come altre volte purtroppo mi è ricapitato, a causa della tendenza ad agire d’impulso troppo idealisticamente. Il confine tra l’idealismo e la stupidità a volte è molto sottile ed io l’ho varcato spesso. Ma c’è da dire che se fossi stato più analitico ASVI non sarebbe mai e poi nata sorta.
Ho fatto parte, dai 26 ai 28 anni, del gruppo di studio di psicologia cognitivo comportamentale di Via degli Scipioni, diretto da Francesco Mancini ed Antonio Semerari , mi divertivo più che altro a smontargli i modelli che costruivano.
Collaboravo al contempo al Dipartimento di Psicologia Sociale alla Sapienza, e partecipai con Rita Grazia Ardone, al libro ‘Rappresentazioni Familiari’, intervenendo con lei ad un paio di convegni internazionali di psicologia costruttivista ed altri, che trovai piuttosto noiosi. L’ambiente della ricerca universitaria con cui ero a contatto era troppo mediocre e impostato su logiche per me poco dignitose, e quindi declinai in seguito la terza ‘proposta decente’ della mia vita, quella di un contratto universitario, grande lavoro di concetto per 800 mila lire, che comunque non mi risolvevano granchè.
Preferivo fare il tirocinante in ospedale psichiatrico, il Reparto SPDC-Servizio Prevenzione Diagnosi e Cura- cronici, del Forlanini di Roma. Il lavoro più divertente della mia vita, con i pazienti spesso ci divertivamo in modi inimmaginabili.
Dai 27 ai 30, ho fatto, dopo la specializzazione e l’abilitazione all’esercizio, lo Psicoterapista ad Indirizzo Cognitivo Comportamentale, con molto gusto ed una discreta riuscita.
Parallelamente ho lavorato come Manager nella promozione dell’Artigianato Artistico italiano con la società ‘l’Arte del Quotidiano’, leader nel settore. Ho co-diretto la rivista ‘Artigianato tra Arte e Design’, tuttora in edicola, e nel 1996 una bella impresa, con Mondadori abbiamo realizzato ‘LA SEDUZIONE DEGLI OGGETTI- Annuario dell’Artigianato Artistico Italiano’ un libro meraviglioso sullo ‘stato dell’arte- anzi dell’Artigianato, Italiano, di cui mia madre, Titti Carta, scomparsa prematuramente, è stata la indiscussa esperta e promotrice per 30 anni.
L’impresa impossibile. La mia vita prese però una piega dannatamente ‘pericolosa’ e inaspettata intorno ai 30. I sogni complicano la vita, soprattutto se non sostenuti da grande concretezza. Anni prima, mentre lavoravo con l’OIKOS, avevo letto un bel libricino di Laura Conti, allora responsabile del settore ambiente del PCI, sull’ecologia, e mi aveva colpito la sua linea sul riciclaggio dei rifiuti organici e del letame in particolare, allora citati tra le principali fonti di inquinamento delle falde acquifere. Fu così, anche per mantenermi gli studi, che dai 22 anni cominciai a produrre substrati per le piante, con una mia piccola azienda semi-agricola. La cosa si ingrandì eccessivamente..e a 30 anni acquistai l’azienda di produzione concorrente, che era la principale del Lazio, per fonderla con la mia. Non riuscivo a scalzarla dal mercato e quindi pensai bene di acquisirla per la modica cifra di mezzo miliardo di vecchie lire, che nel 90 erano molte ed a trent’anni di più. Banche, cambiali, ed una piccola cordata di soci poco solida. Nacque la ‘TERRE DEL SOLE-substrati ecologici’, bellissime linee di prodotto e problemi inenarrabili che ancora a volte ritornano nel sonno come incubi.
Mi toccò quindi per alcuni anni, dai 30 ai 35, fare l’imprenditore quasi a tempo pieno, il socio diede forfait quasi subito, e dovetti occuparmi di tutto lo stabilimento, era una piccola industria di produzione e distribuzione. Imparai ad guidare pale meccaniche e carrelli elevatori, guidare furgoni, vendere, gestire reti di rappresentanti e portafogli clienti, riscuotere i crediti e trattare con banche e fornitori, essere in azienda l’inverno alle sette con le mani così gelate da non riuscire neanche ad aprire il cancello con la chiave e quant’altro. Niente male per uno appassionato di epistemologia con propensione mistica… in quegli anni dovetti diventare dannatamente concreto e solido e lasciar perdere quasi tutto il resto.
Da imprenditore impari che per un imprenditore lo stato italiano è più un nemico che un amico, soprattutto se ti deve 100 milioni di rimborso IVA e per riaverli ci metti 10 anni e devi arrivare a far pignorare l’ufficio IVA –tuttora non siamo riusciti ad avere molta parte del credito-. Senti che la burocrazia ti mangia il fegato e ti rovina la salute, e che quasi sempre mors tua vita mea, anche se sei un imprenditore intelligente. Tra le varie, cito solo il fatto che subimmo in tre anni 120 milioni di furti- gruppi elettrogeni, camion, camioncini, non rimborsati da assicurazioni. Ti tendi subito conto che il ‘sistema italia’ a supporto degli imprenditori, è così inefficiente e vessatorio che sforna inevitabilmente abili banditi. Se non sei solido, direi anche ‘cattivo’, o lo diventi o tracolli.
Mi mancava poi una caratteristica importante degli imprenditori for profit, l’attaccamento alla ‘roba’, il gusto della proprietà, il misurarsi sulla quantità.. non mi sentivo nei miei panni. Avevo fatto tre errori ma di quelli gravi, tra cui essere l’unico socio ad aver dato garanzie alle banche e quindi alla fine quello ad aver pagato di più. Non sono fallito, ma l’impresa impossibile mi è costata molto cara. Amen.
Il ‘capo’. Solo a 35 anni, dopo 5 anni difficilissimi segnati da scarsa lucidità e mancanza di sufficiente cattiveria, in cui l’unica soddisfazione era che mezza Roma utilizzava i nostri substrati ‘ecologici’ prodotti ed imbustati in miglia di metri cubi all’anno, riuscivo finalmente a vendere sia i macchinari che poco dopo, la rete commerciale. Ero libero di ritornare pienamente al sociale, mai del tutto abbandonato, impolverato, in parte sconfitto, ma con una grinta diversa ed una consapevolezza manageriale rara nel settore.
E come spesso nella mia vita, nel male avevo trovato il bene… avevo cominciato a praticare e a sviluppare un rapporto di affidamento con il Signore- io lo chiamo confidenzialmente ‘il Capo’ perché è l’unico a cui do retta veramente. I problemi che avevo dovuto affrontare con l’azienda si erano rivelati tanto più grandi di me che avevo perso la sicurezza di poter risolvere tutto con la mia intelligenza ed il mio ego. Per cui nella meditazione mi trovavo ad abbandonarmi al ‘capo’, chiedendogli di aiutarmi perchè io non ce la facevo.
Il ‘chiedi e ti sarà dato’ funziona eccome, ragazzi, e ne ebbi una serie di dimostrazioni straordinarie negli anni successivi, tuttavia troppo personali profonde e commoventi per sentirmi ancora di raccontarle pubblicamente.
La fondazione di ASVI. Avevo continuato, anche durante il periodo imprenditoriale a fare il consulente di cooperative sociali, in particolare presso la Parsec Servizi di Roma, gran bella realtà, allora presidente Francesco Carchedi. Mi rendevo conto di quante possibilità di sviluppo avesse il settore non profit, ma quanto mancassero managerialità ed imprenditorialità. Quanto i ‘panda’ del non profit avessero da imparare dai ‘pescecani’ del for profit, e viceversa. Io mi sentivo un ibrido, sensibilità sociale, grinta da imprenditore, capacità manageriali, e da questa ibridazione nacque ASVI nel Settembre 1997. Vi confluivano finalmente tutte le diverse ‘sorgenti’ della mia vita, tutti i mattoni utilizzati nelle mie precedenti costruzioni. Ora, per dirla con le parole dell’Adriano della Yourcenair a proposto della costruzione di Villa Adriana, ‘Ogni pietra sorgeva sulla pianta di un sogno’.
Nel frattempo, con la mia compagna Caterina,avevamo ‘messo in campo’ Sophia -1995, Giordano -1996, Elena Maria nascerà nel 1999. Avevo mollato tutti i lavori per dedicarmi ad ASVI, contando su un credito molto consistente maturato da un ente di formazione per cui avevo lavorato come docente in ambito fondo sociale europeo molti mesi.. ma l’ente incredibilmente non pagò i 40 mln che mi doveva e poi fallì. Ci ritrovammo quindi con Caterina ed i primi due bambini piccolissimi nel primo anno di ASVI, praticamente alla fame, con la necessità di chiedere prestiti a genitori ed amici. Fu un periodo orribile, ASVI non decollava, avevamo paura di aver preso una cantonata, dopo pochi mesi eravamo 30 milioni sotto e con pochissime entrate. Dopo il periodo con ‘Terre del Sole’ fu la seconda sfida manageriale più complessa della mia vita. Ne uscimmo fuori grazie ad una grande passione e ad una buona capacità di marketing. E da li conobbi tanti colleghi ed amici di oggi, da Massimo Coen Cagli Ad Alessandro Hinna, da Valerio Balzini a Gianfranco Marocchi, e tanti altri. Fu nel 98, a 38 anni mentre ASVI stava ‘muovendosi’ che rifiutai la quarta proposta decente della mia vita, la possibilità di trasferirmi a Milano per dirigere Telefono Azzurro, con uno stipendio 4 volte superiore a quello che riuscivo a ricavare da ASVI. Ma credevo nel progetto e volevo portarlo avanti. E nel 98, grande colpo, la SPERLING E KUPFER, leader nelle pubblicazioni manageriali divulgative, mi pubblico ‘il Manager del Non Profit-e le nuove sfide dell’imprenditoria sociale’ primo libro in Europa su questa figura professionale, salvandomi dal suicidio…professionale.
Le radici culturali di ASVI.
Il resto, è poi molto storia di ASVI, ove confluiscono con naturalezza diverse correnti culturali…
Quella marxista di una filosofia al servizio della trasformazione sociale ma a partire dal ‘potere dello spirito’ -il sogno- sulla materia-la realtà ‘attuale’, coniugata ad uno spirito più propriamente hegeliano.
L’impronta dell’ epistemologia ‘costruttivista’ della realtà come costruzione e quindi ‘ricostruibile’ in presenza di forti asset e visioni del mondo alternative, nelle varie declinazioni della spiritualità. Sia occidentale- personalmente mi muovo convinto tra il detto cristiano ‘chiedi e ti sarà dato’ sia orientale, con il detto ‘siamo ciò che pensiamo’ di buddha.
La concezione sociologica della ‘società liquida’ di Z. Bauman, con la sua critica al consumismo e a questa sorta di ‘Matrix ’ in cercano di convincerci a vivere.
Siamo partiti con una fortissima carica ideale implicitamente ‘politica’-ricordo con divertimento che nel 2001-2002 il sito era monitorato giornalmente dalla CIA, a cui scrivemmo per rassicurarli che non eravamo terroristi-… e fu proprio nel 2001 dopo le torri gemelle che crebbe molto il desiderio di un impegno serio e professionale, anche da parte di chi veniva dal for profit e ricercava maggiore senso per la propria vita.
Ancora oggi, e non capirò mai il perchè, i miei interventi su you tube sono connessi a quelli di bin laden, invece che a quelli di… gandhi. Mah, mistero.
Nel 1998 ebbi l’idea di creare i ‘master on line’ per chi lavorava e anche se molto rudimentali e via mail un po’ stile Radioelettra piacquero molto, forse perché seguivo direttamente le classi e si dialogava molto. Il primo MASTER italiano in FUND RAISING, il primo in EUROPROGETTAZIONE, il terzo in ordine cronologico in MANAGEMENT DELLE ONP.
Ho avuto durante gli ultimi anni altre simpatiche proposte decenti, tra cui la possibilità di fare il Direttore Marketing e Fund Rasing a GREENPEACE nel 2003, il professore a contratto sui temi del management non profit all’Università di Bologna nel 2005, e varie minori. E poi ancora i rapporti con la Fondazioned Symbola, con il Politecnico di Milano, e varie rintracciabili nel curriculum orinario. Ma ‘Ubi Major, Minor Cessat’, e negli ultimi 10 anni ASVI è stata il mio ‘Ubi Major’. mi sono concesso solo lezioni su RAI- NETTUNO per L’UNIVERSITÀ di BOLOGNA, e qualche consulenza esterna di quelle un po’ complesse e divertenti.
Se quindi ho scelto di portarla avanti e rimanere, non l’ho certo fatto né per soldi ne per prestigio, ma solo per una missione in cui credo sempre di più. L’unica concessione l’ho fatta a Leader2Leader, il network dei dirigenti non profit italiani, costituendolo e prendendone il coordinamento, ma era totalmente in linea con il mio impegno.
Il non profit italiano è molto generoso, ma anche chiuso, mediocre e mal gestito, e mi andava di raccogliere le forze migliori intorno ad un progetto di sviluppo intelligente.
Penso che la vita di una persona in gamba debba tenersi in equilibrio su diversi centri di gravità.. I figli, il lavoro, le amicizie, i viaggi, lo sport e la salute, i libri e naturalmente l’amore.
Ho tre ottimi ragazzi a cui sono sempre molto vicino anche quando mi fanno uscire di testa, tre grandi amici e altri buoni, viaggio molto, mi curo per me e per chi mi sta vicino, e nella mia vita ho amato moltissimo, donne, figli, lavori, amici.
L’amore è l’unica forma di illuminazione- a costo zero- che rende l’esistenza brillante e con un senso.
Inoltre fino ad oggi moltissimi corsisti, oltre 700, spesso splendidi, che sono fonte di grande motivazione per me e per lo staff.
Molte persone in gamba sono transitate come manager di ASVI, ricordo tra tutte la generosa Laura Ciccardini, nostra Coordinatirce Didattica per tre anni ed ora Responsabile Fund Raising di GREENPEACE, la Paola d’Andrea- Direttrice ASVI dal 2003 ad oggi, e Guido Polini, attuale Direttore Amministrativo e membro del Consiglio di Amministrazione, e naturalmente GIADA PIZZARELLO, la numero 1 di ASVI.
Sono certo dell’immenso potere del sogno per il cambiamento sociale ma secondo le realistiche proporzioni anglosassoni indicate da Thomas Edison: 20 INSPIRATION, 80 PERSPIRATION (sudorazione).
Chi, come me, ha avuto il privilegio di sviluppare una missione forte per la propria vita, può quindi ritenersi fortunato, ringraziare, e… traspirare.
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EPITAFFIO– è una consolidata pratica ASVI, lo chiediamo ai corsisti ed al nostro personale, questo dunque è il mio.
Marco Crescenzi, Londra, Regent Park, Queens Mary Garden, maggio 2050.
A questo roseto Marco ha donato le sue ceneri sparse tra le Vanity Flagrance la varietà di rose più profumate del Queens Mary Garden, continuando a contribuire alle fioriture che verranno.
Protagonista di una vita spesso tempestosa, seminata di insuccessi e di successi, sovrastata dalle erbacce e cresciuta all’inizio come un arbusto selvatico, ha saputo pian piano fare pulizia nel suo giardino tagliando i rami secchi e distillando ciò che di meglio aveva da offrire agli altri.
Ha piantato un’infinità di rose. Alcune sono cresciute forti altre meno, alcune di grande fragranza altre semplicemente fresche. Tutte hanno contribuito a rendere il mondo più bello.
Nel suo impegno a volte totalizzante, non ha mancato l’obiettivo più importante, godere profondamente del profumo della vita.